Storie e curiosità

Sulle tracce della Brentella

Sulle tracce della Brentella

Sulle tracce del canale fatto scavare dalla Serenissima per trasportare legname dalla Valcellina a Venezia, i cui diritti d’acqua furono acquisiti a fine ’600 dai nobili Correr in Rorai Piccolo.

ITINERARIO:

  • Via Brentella – via Mamaluch – via Roveredo – Pontebbana – via Gabelli – via Correr – via Cartiera – via S. Agnese – via Piave – via Dogana – via Cappellari – via Rustighel –via Portorico – via Portovieli – via Spinazzedo – via Repolle – via Laghi – via Cartiera – via Gabelli – via del Porto – via Brentella
  • Lunghezza:     in auto   20 km   |  in bici e a piedi   14 km
  • Durata:     in auto  35 min.   |   in bici   45 min.   |   a piedi   2h 52 min.
  • Parcheggio: nei pressi di via Roveredo o via Volta

 

Il percorso inizia in località S. Antonio, lungo via Brentella, dove l’omonimo corso d’acqua costeggia la strada per poi nascondersi alla vista in prossimità della SS13 (Pontebbana).

Attraversata la statale si giunge a Rorai Piccolo presso Villa Correr Dolfin, sorta in questo luogo per consentire all’omonima famiglia il controllo della fluitazione dei tronchi sulla Brentella; il legno arrivava poi a Venezia percorrendo Noncello, Meduna e Livenza.

Il canale torna visibile all’angolo tra via Cartiera e via S. Agnese. Si procede lungo via Piave, si svolta in via Dogana per riavvistarlo sul ponte tra via Dogana e via Cappellari. Si percorre via Rustighel fino a raggiungere Portovieli, sede dell’antico porto (vieli in friulano vuol dire vecchio).

Da qui probabilmente si inviavano a Venezia legname per le vetrerie di Murano, lana, lino, seta, carta, rame lavorato, vino, formaggi, burro, uova e pollame, e si ricevevano in cambio sale, vetri muranesi, stoviglie e stoffe di lusso. In ragione del pregio delle merci che qui arrivavano, la strada e l’area vicina a Portiovieli si chiamano Portorico.

Infine si può chiudere il percorso ricongiungendosi a via Spinazzedo e percorrendo via Repolle, via Laghi, via Cartiera, via Gabelli fino a tornare in via Brentella.

Sulle tracce dei turchi

Sulle tracce dei turchi

Toponimi, torri difensive e storie tutte da scoprire alla caccia di ciò che resta delle invasioni turchesche del 1477 e 1499.

ITINERARIO:

  • Via Mamaluch – via Maestra Vecchia – via Ceolini – via Alla Ferrovia – via San Rocco – via Pieve – via Baros – via Ponte della Zitta – via Delle Risorgive – via Colombo – via S. Ruffina – via Del Platano – via De’ Pellegrini – via Marconi – via Dei Cipressi – via Rivierasca – via Roma – via S. Antonio – Pontebbana – via Roveredo – via Mamaluch

  • Lunghezza: 12,5 km

  • Durata:    in auto 21 min.    |   in bici  41 min.    |   a piedi  2h 32 min.

  • Parcheggio: via Mamaluch

 

L’itinerario si apre in località S. Antonio presso via Mamaluch, che nel nome ricorda una parte delle milizie saracene composta da schiavi (dall’arabo mamlūk = posseduto, cioè schiavo).

Ci si sposta poi in Pieve di San Vigilio. È circondata da mura e rialzata rispetto alla campagna circostante, e il suo campanile (XII sec.) era una torre di guardia. Tuttavia non resse l’invasione dei Turchi: con la prima incursione (1477) Pieve fu gravemente danneggiata e gli abitanti cercarono rifugio nel Castello di Porcia.

Lasciata Pieve ci si dirige verso Palse lungo via Baros e via Ponte della Zitta. Si narra che una ragazza venne aggredita dalle truppe straniere mentre attraversava il ponte. Lo shock fu tale che divenne muta (Zitta), da cui il toponimo.

La parrocchiale di San Martino era una succursale della Pieve di S. Vigilio. Divenne rifugio del pievano in seguito ai danni del 1477 e ospita due ex voto della seconda ondata (1499). Alla fine delle invasioni la chiesa di Palse divenne dimora fissa dei parroci di Pieve.

In centro storico il Castello con la sua torre centrale resse l’offensiva ottomana fungendo da rifugio per gli abitanti dei dintorni. Il campanile del Duomo fu costruito durante il periodo delle aggressioni saracene e difatti la sua forma è quella di una massiccia torre di guardia.

Infine si torna al punto di partenza percorrendo le vie Rivierasca, Roma, S. Antonio, Roveredo.

Antichi luoghi di sosta

Antichi luoghi di sosta

Alla scoperta dei luoghi in cui per secoli hanno sostato viandanti e pellegrini.

ITINERARIO:

  • Via Brunis – via Colombo – via S. Ruffina – via del Platano – via De Pellegrini – Piazza Remigi – via Marconi – via Roma – via S. Cristoforo – via S. Angelo – via Alla Ferrovia – via S. Rocco – via Villa Scura – via De’ Pellegrini – via Della Senta – via delle Risorgive – via Ponte della Zitta – via Colombo – via Brunis

  • Lunghezza: 7,6 km

  • Durata:    in auto  13 min.   |   in bici  26 min.   |   a piedi  1h 33min.     

  • Parcheggio: via Brunis

 

L’itinerario inizia a Bosco Brunis, ottimo punto d’appoggio dal quale, seguendo la strada, si può percorrere l’intera frazione di Palse. Il nome del borgo ha origini romane da Pausae, luogo di sosta. Sorse in età imperiale, in prossimità dell’asse viario che da Oderzo risale la Livenza per poi dirigersi nella pianura friulana (forse una diramazione della via Postumia).

Procedendo sempre dritti si lascerà Palse per raggiungere il centro storico, il quale ospitava un luogo oggi a noi invisibile: con la creazione di via De’ Pellegrini (anni ’70) furono abbattuti diversi edifici per lasciare spazio al nuovo assetto urbanistico. Fra questi, a lato della chiesa di Santa Maria Assunta (piazza Remigi) sorgeva l’Ospitale dei Battuti, un rifugio in cui la confraternita ospitava i pellegrini.

Oltrepassata la torre dell’orologio e percorse le vie Marconi, Roma, S. Cristoforo si giunge a Talponedo presso il parco di Sant’Angelo. Anche qui esisteva un luogo di sosta oggi andato perso: a fianco della chiesa di San Michele Arcangelo esisteva infatti un Ospitale per pellegrini e viandanti, affidato prima all’Ordine dei Templari, poi ai Cavalieri di Gerusalemme.

Infine si torna al luogo di partenza percorrendo le vie Alla Ferrovia, S. Rocco, Villa Scura, De’ Pellegrini, Della Senta, delle Risorgive, Ponte della Zitta, Colombo.

ITINERARI A CURA DI Sara Bellomo