Il Duomo Arcipretale di San Giorgio

Il Duomo Arcipretale di San Giorgio

Le origini del Duomo risalirebbero addirittura al periodo longobardo. Ne viene fatta menzione per la prima volta nel testamento di Guecello II di Prata nell’anno 1014, allorché si parla della cappella del Castello di Brugnera, cui la chiesa di Porcia è contemporanea, se non addirittura più antica, e la dedica a San Giorgio potrebbe risalire ad epoca longobarda.

Nel 1430 la comunità aveva già l’indipendenza dalla Parrocchia di San Vigilio di Pieve. In quell’anno infatti, e precisamente il 5 agosto, il Vescovo di Concordia, Enrico di Strassoldo, in una corrispondenza epistolare col vicario di Porcia, lo chiama “Vicario parrocchiale”, segno evidente che la comunità era già stata costituita in Parrocchia. L’edificio sacro, precedente fu o demolito o conglobato nella nuova costruzione, che, essendo il luogo angusto e limitato, non fu più “orientata” con l’abside ad Est, bensì a Sud. 

Mons. Ernesto Degani, noto storico della Diocesi fa risalire la riedificazione al 1560 e l’ampliamento nel 1846. L’interno è di forma basilicale a tre navate, ha pianta a croce latina ed è di “stile gotico veneziano”, cioè poco sviluppato in altezza. Le pareti sono intonacate a marmorino lucidato a caldo e il soffitto è ornato da finti cordoni.

Numerose sono le opere al suo interno, risalenti a varie epoche: degno di nota il Coro ligneo intarsiato e scolpito, del secolo XVI, uno dei più belli in regione; la croce lignea del sec. XVIII usata da secoli per l’apertura delle processioni; il battistero seicentesco dei fratelli Ghirlanduzzi; diversi dipinti e pale si susseguono fino all’altare maggiore neogotico del 1911. Volgendo lo sguardo in alto ammireremo le vetrate decorate e i rosoni istoriati che illustrano il Giudizio universale, la Sacra Famiglia di Nazareth, la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli e, del 1995, la visita di Papa Giovanni Paolo II al mondo del lavoro di Porcia.

Il campanile incompiuto

Alto 44 metri, appartiene al tipo dei campanili veneti. Innalzato in tutto cotto, ha due canne concentriche, tra le quali corre un camminamento largo m 0,85, per il quale, su 46 rampe alla pendenza del 12% si raggiunge la sommità senza alcun gradino.

Il camminamento prende luce da 42 aperture a balestriera. Le sue nitide geometrie affondano nel tessuto di case, chiese e cortili che formano il borgo; fu costruito alla metà del ’500: tre feritoie orizzontali danno luce a un locale sotterraneo a cupola, in cui è presente un pozzo profondo 8 metri.

La torre è articolata in 46 piani inclinati, percorribili sia a piedi che a cavallo, che portano alla cella campanaria incompiuta. Il tetto è a padiglione, con lucernario ad ovest. Le tre campane (asportate dagli austro-ungheresi nel 1918) furono rifuse nel 1931, anno in cui fu demolita la vecchia scala esterna, sostituita con una solida rampa che sale alla porta d’ingresso, rendendo in tal modo possibile organizzare ogni anno, a ferragosto, la popolare “corsa dei muss”.

La costruzione del campanile fu interrotta verso il 1555. Con il materiale preparato per il suo completamento fu costruita la Loggia del Municipio in piazza, come risulta da antichi verbali. Il mancato completamento fece nascere la leggenda che lo voleva incompiuto per ordine della Repubblica di Venezia, timorosa e gelosa che potesse diventare più bello di quello di San Marco.